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Un progetto, nuovo, di alcuni dei più rappresentativi musicisti in ambito folk e dintorni del Piemonte. Libero da vincoli dogmatici, rispettoso delle tradizioni, l’ensemble presenta elementi di creatività e modernità negli arrangiamenti e nelle nuove composizioni proposte. Una musica per avvolgere le orecchie e la danza, come la nebbia in autunno avvolge e vela le percezioni sensoriali e ci rimanda ad un mondo onirico, pulsante, immaginifico. Il Cervo è il totem, l’altra parte del velo attraverso cui si rispecchiano le diverse sensibilità, le differenti competenze, i mille cromatismi del caleidoscopio umano e musicale che hanno portato i cinque ad incontrarsi. Ritmi da ballare, suoni da ascoltare, contemporaneamente, senza privilegi di sorta per l’una o l’altra forma, ma con orecchie attente a non snaturare mai l’essenza della proposta che fa riferimento principalmente alla musica di estrazione popolare. Non vi sono sostanziali differenze tra elementi etnici, reali come la terra, elementi astratti, come l'improvvisazione, elementi di musica classica e contemporanea, elementi digitali e tecnologici. Musica tradizionale che è ricerca etnomusicologica nelle valli occitane, in Francia e nelle valli franco-provenzali del Piemonte, ma è anche musica vissuta nel suo stretto legame con il territorio e la contemporaneità, sui sentieri, nei bar, folk di riproposta, jazz e elettronica.

FRANCESCO BUSSO ghironda elettro acustica; è impegnato con diverse formazioni, e sperimenta le sonorità popolari tra tradizione e contaminazione. Suona e collabora con Edaq, l’Orchestra Trad Alp, l’ensemble italo-francese TRIP (Trad In Progress), Dindun trio.. 

GABRIELE FERRERO violino, viola, mandolino; violino tradizionale occitano e francese, progetti accanto a Silvio Peron, Maurizio Martinotti, Patrick Vaillant. Tra la tradizione e il folk contemporaneo. Suona con Enrico Negro da circa un ventennio.

FLAVIO GIACCHERO clarinetto basso, cornamuse, registrazioni ambientali stile tradizionale alle cornamuse tra Piemonte e Francia, free jazz creativo e non meglio definibile al clarinetto basso. Ricercatore, etnomusicologo e paesaggista sonoro.

 ENRICO NEGRO chitarrista acustico e classico, progetti accanto a Maurizio Martinotti, spesso presente accanto ai maggiori nomi del folk europeo, progetti solistici, trio classico e contemporaneo "Vivaldi Guitar Trio". Finger style. Suona con Gabriele Ferrero da circa un ventennio.

STEFANO RISSO contrabbassista e compositore, a cavallo tra jazz, avanguardia ed elettronica. Collaborazioni e produzioni accanto a Stefano Battaglia, Gianni Coscia, Roy Paci, Francesco De Gregori, Paolo Bonfanti ed innumerevoli altri.

ADRIANO DE MICCO percussionista ha collaborato con Ezio Bosso, Rocco Papaleo, Gustavo Beytelmann, Pino Daniele, e innumerevoli altri. 

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Ci sono dischi che mettono a dura prova il recensore che deve scriverne. Alcuni per assoluta mancanza di argomenti da affrontare che non siano banalità, altri per sovrabbondanza di stimoli musicali che travalicano il sintetico spazio usualmente concesso alle recensioni. “Dalla parte del cervo” appartiene senza dubbio e a pieno titolo a questa seconda categoria e di questo ci compiacciamo, anche se –data una breve lettura ai nomi dei protagonisti di questa avventura- sarebbe stato impossibile non attendersi qualcosa di quantomeno notevole. Francesco Busso, Gabriele Ferrero, Flavio Giacchero, Enrico Negro e Stefano Risso, ognuno a suo modo, ben rappresentano il fermento che anima il Piemonte musicale da qualche quinquennio a questa parte, ricco di contraddizioni e di stimoli. “Dalla parte del cervo” è una raffinata sfida combattuta sull’equilibrio dei generi, e in questo l’eterogeneità delle storie artistiche di ogni componente di Edaq gioca un ruolo fondamentale; in questo progetto, infatti, si individuano echi d’improvvisazione (che sia il jazz urbano di Bill Evans o quello etnico di Luis Sclavis poco importa) mescolati all’elettronica, si riascoltano ritmi di danza dall’Occitania francese rigenerati per il puro ascolto, ci si scopre a fischiettare una celebre polka per ocarina immaginando un passero africano che la intona in piena libertà interpretativa, e tanto altro ancora, ma mai troppo. Ecco: mutuando dal gergo giovanilista contemporaneo, dovendo definire con una singola espressione

ASCOLTA DALLA PARTE DEL CERVO

“Dalla parte del cervo” mi verrebbe di classificarlo come “tanta roba!”, tutta da gustare. Con questo disco concepito per creare immagini da vedere a occhi chiusi, Edaq traccia una strada nuova per le scene italiane, ambiziosa e solo in rari momenti, nonostante le apparenze, più intellettuale che spirituale. Talmente convincente che, quasi inconsapevolmente, ci ritroviamo tutti schierati dalla parte del cervo.

Roberto Sacchi (folkbullettin)

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