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Ci sono dischi che mettono a dura prova il recensore che deve scriverne. Alcuni per assoluta mancanza di argomenti da affrontare che non siano banalità, altri per sovrabbondanza di stimoli musicali che travalicano il sintetico spazio usualmente concesso alle recensioni. “Dalla parte del cervo” appartiene senza dubbio e a pieno titolo a questa seconda categoria e di questo ci compiacciamo, anche se –data una breve lettura ai nomi dei protagonisti di questa avventura- sarebbe stato impossibile non attendersi qualcosa di quantomeno notevole. Francesco Busso, Gabriele Ferrero, Flavio Giacchero, Enrico Negro e Stefano Risso, ognuno a suo modo, ben rappresentano il fermento che anima il Piemonte musicale da qualche quinquennio a questa parte, ricco di contraddizioni e di stimoli. “Dalla parte del cervo” è una raffinata sfida combattuta sull’equilibrio dei generi, e in questo l’eterogeneità delle storie artistiche di ogni componente di Edaq gioca un ruolo fondamentale; in questo progetto, infatti, si individuano echi d’improvvisazione (che sia il jazz urbano di Bill Evans o quello etnico di Luis Sclavis poco importa) mescolati all’elettronica, si riascoltano ritmi di danza dall’Occitania francese rigenerati per il puro ascolto, ci si scopre a fischiettare una celebre polka per ocarina immaginando un passero africano che la intona in piena libertà interpretativa, e tanto altro ancora, ma mai troppo. Ecco: mutuando dal gergo giovanilista contemporaneo, dovendo definire con una singola espressione

ASCOLTA DALLA PARTE DEL CERVO

“Dalla parte del cervo” mi verrebbe di classificarlo come “tanta roba!”, tutta da gustare. Con questo disco concepito per creare immagini da vedere a occhi chiusi, Edaq traccia una strada nuova per le scene italiane, ambiziosa e solo in rari momenti, nonostante le apparenze, più intellettuale che spirituale. Talmente convincente che, quasi inconsapevolmente, ci ritroviamo tutti schierati dalla parte del cervo.

Roberto Sacchi (folkbullettin)