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DALLA PARTE DEL CERVO

LA STAMPA

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la stampaEdaq é un quintetto di Torino e provincia che si muove tra jazz e folk. Un filo sottile e fragile, che l'abilità e la versatilità di Stefano Risso e compagni fanno sembrare un comodo materasso su cui adagiare esperimenti.«Dalla parte del cervo, é così un disco di de-butto prezioso e raffinato. Vi si incontrano «groove» digitali da club d'avanguardia, ma anche una «Polca del Limousin», «Rigodon», un paio di valzer. Uno spirito meticcio ben rappresentato dalla ghironda elettroacustica di Francesco Busso, che dialoga con gli archi di Gabriele Ferrero, clarinetto e cornamusa di Flavio Giacchero e chitarre di Enrico Negro, sostenuti da contrabbasso ed elettronica dello stesso Risso.

LA STAMPA

RUMORE

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Acronimo di Ensemble D'Autunno Quintet, il progetto piemontese si muove al confine tra musica rurale, elettronica e jazz partendo dall'alveo occitano per spostare la sua ricerca verso soluzioni art folk universali. Il mélange funziona. Bollito crudo immette in un itinerario in 12 tracce che si potrebbero definire movimenti dentro i quali le metamorfosi si manifestano all'interno di ogni singolo brano. Come la Polca del Limousin che diventa Di corsa acquattata, Bourré in tre tempi destinata a sbocciare come un Girasole, una Chiacchierina da aia da cui prende vita l'apolide The Little African Sparrow. Si avvertono un lavoro serio sulla tradizione e una grande cura per frequenze, grasse, armonici, tempi insoliti. Shoegaze per ghironda e mandolino, soprattutto nel gran finale di Interplaygine.

PAOLO FERRARI

 

 

ONDA ROCK

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Autodefiniscono la propria musica “Folktronica dell’arco alpino”: e come dargli torto? I membri del collettivo EDAQ, acronimo che sta per “Ensemble D’Autunno Quartet”, hanno maturato diverse esperienze sul materiale tradizionale (in particolare piemontese e transalpino) e molteplici collaborazioni a cavallo fra jazz, rock e pop. La confluenza di queste diverse vicende artistiche e la rilettura di alcuni classici del “bal-folk” europeo sono le basi sulle quali è stata costruita un’impalcatura intrigante, audace, ma sempre rispettosa dello spirito originale dei brani proposti. Artigianato popolare che si sposa con i moderni linguaggi multimediali, visto che nelle esibizioni dal vivo l’ensemble ricorre all’uso di video che hanno la finalità di rappresentare le immagini dei loro suoni. “Dalla Parte Del Cervo” si apre con le atmosfere scottish di “Bollito crudo”, e lungo il cammino macina valzer, mazurche, polche, bourrée, rondèu, traditional occitani, provenzali, bretoni e piemontesi. Un trionfo di violini, ghironde, viole, mandolini, cornamuse, clarinetti, contrabbassi e chitarre, ma anche un pizzico di rispettosa elettronica. Musica antica, preziosa, resa con passione e grande coinvolgimento emotivo, riarrangiata secondo un gusto moderno, ed affiancata da alcune tracce inedite scritte per l’occasione E, tanto per non farsi mancar nulla, in chiusura viene posta una cover del grande Bill Evans.

CLAUDIO LANCIA

molecole - 41

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Stando a piccole e personali indagini, l'ascoltatore medio rock - quello nato con i Deep Purple, cresciuto con gli U2 e invecchiato tra cofanetti, box e ristampe celebrative - detesta cordialmente il folk. Sto avviando un nuovo esamino tra amici cultori, sottoponendogli gli EdaqDalla parte del cervo è un debutto eccellente perchè alla ricerca folk il quintetto abbina un brio, una verve, un "groove" - per usare un termine caro alla cultura rock - che raramente troviamo in formazioni di musica tradizionale. Non siamo in ambito global-folk alla Gai Saber, per intenderci: la miscela dell'ensemble piemontese parte dalla rivisitazione creativa del 'bal-folk' e si apre a modalità esecutive care al jazz. L'interplay sempre eccitante, la scelta di arrangiamenti intriganti, un'accortezza alla tradizione senza disdegnare atmosfere folktroniche: insomma, un esordio coi fiocchi.

DONATO ZOPPO

BEAUTIFUL FREAK

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logopokf-trasparentMi capita a volte di essere stanco del rock. Ore spese a frugare online o su suggerimento di conoscenti vari alla ricerca di qualche buona band odierna, e il più delle volte si finisce con un pugno di mosche in mano e una marea di turpi bestemmie sullo stato miserando di un certo tipo di musica. Non è che sia snob, raramente qualcosa mi fa schifo, ma raramente riesco a trovare qualcosa che mi piaccia sulserio. Mi viene sottoposto questo disco con la testa di un cervo in copertina e laprima cosa che noto è un packaging curatissimo, elegante e un po’ sinistro, nonso spiegare meglio. Gli Edaq sono un ensemble electrofolk raffinato e rifinito. Giàla line-up ti dice qualcosa, non capita tutti i giorni di leggere “ghironda elettroacustica” tra i ruoli. Ognuno dei pezzi di Dalla Parte Del Cervo è cesellato con cura,dodici piccole suites autunnali eseguite con la scaltrezza del jazzista consumato e il rigore dell’etnomusicologo perun totale di un’ora o poco più. Un paesaggio sonoro che è un mashup di suggestioni popolari piene di valli, cieliserenovariabili, montagne e folti prati verdi, con l’aggiunta di qualche cane di passaggio. C’è la Francia medievaledell’Occitania, un po’ di Higlands, un po’ d’Irlanda, senza dimenticare nervature balcaniche e pulsazioni ancestralid’Africa. Uno studio serio e impeccabile del fondo dell’animo umano che è la musica folk nei suoi momenti più cristallini e felici su un tappeto elettronico un po’ oscuro e mai invasivo; un’operazione colta ma non intellettualistica e unaspecie d’accompagnamento spirituale e pagano che aonda nei secoli e li attraversa, rielaborando senza mai tradire,aggiungendo nuova linfa a un materiale praticamente archetipico. Polche, valzer, mazurche e rondeaux crepuscolariche hanno un eretto ansiolitico e analgesico, praticamente da prescrivere a chiunque per riallacciare i pensieri dopoaver subito attacchi RnB e indie dall’ennesima giornata di musica contemporanea che vorrebbe correre verso il futuro e invece si lancia a tavoletta giù per un burrone. Tanta roba, non potrà che piacervi. Altrimenti non avete un’anima,ve l’assicuro. Fatevi un favore e concedetevi sessantasette minuti e quarantadue secondi di musica vera, e se poipenserete di aver sprecato il vostro tempo ve lo rimborserò personalmente, giuro.

MARCO PETRELLI

folkbullettin

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Ci sono dischi che mettono a dura prova il recensore che deve scriverne. Alcuni per assoluta mancanza di argomenti da affrontare che non siano banalità, altri per sovrabbondanza di stimoli musicali che travalicano il sintetico spazio usualmente concesso alle recensioni. “Dalla parte del cervo” appartiene senza dubbio e a pieno titolo a questa seconda categoria e di questo ci compiacciamo, anche se –data una breve lettura ai nomi dei protagonisti di questa avventura- sarebbe stato impossibile non attendersi qualcosa di quantomeno notevole. Francesco Busso, Gabriele Ferrero, Flavio Giacchero, Enrico Negro e Stefano Risso, ognuno a suo modo, ben rappresentano il fermento che anima il Piemonte musicale da qualche quinquennio a questa parte, ricco di contraddizioni e di stimoli. “Dalla parte del cervo” è una raffinata sfida combattuta sull’equilibrio dei generi, e in questo l’eterogeneità delle storie artistiche di ogni componente di Edaq gioca un ruolo fondamentale; in questo progetto, infatti, si individuano echi d’improvvisazione (che sia il jazz urbano di Bill Evans o quello etnico di Luis Sclavis poco importa) mescolati all’elettronica, si riascoltano ritmi di danza dall’Occitania francese rigenerati per il puro ascolto, ci si scopre a fischiettare una celebre polka per ocarina immaginando un passero africano che la intona in piena libertà interpretativa, e tanto altro ancora, ma mai troppo. Ecco: mutuando dal gergo giovanilista contemporaneo, dovendo definire con una singola espressione

“Dalla parte del cervo” mi verrebbe di classificarlo come “tanta roba!”, tutta da gustare. Con questo disco concepito per creare immagini da vedere a occhi chiusi, Edaq traccia una strada nuova per le scene italiane, ambiziosa e solo in rari momenti, nonostante le apparenze, più intellettuale che spirituale. Talmente convincente che, quasi inconsapevolmente, ci ritroviamo tutti schierati dalla parte del cervo.

ROBERTO G. SACCHI

SUGONEWSSUGONEWS

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È uscito ufficialmente il 26 agosto “Dalla parte del cervo”, il primo disco degli Edaq, formidabile quintetto (che all’occorrenza diventa sestetto con l’aggiunta di un percussionista) piemontese. Lo aspettavamo da tempo questo lavoro, almeno da quando, a inizio estate avevamo avuto per le mani il demo, in edizione super-limitata. Gli Edaq miscelano sapientemente la tradizione più pura della musica folk ad aperture elettroniche dal sapore internazionale.
In entrambi gli aspetti si distinguono: da un lato ottimi esecutori, precisi e trascinanti, dall’altra fini conoscitori della musica sintetica. Il disco stupisce, traccia dopo traccia perché azzarda innesti nuovi, perché ci fa venir voglia di ballare, perché non è mai banale.

ALESSANDRO VIALEÈ uscito ufficialmente il 26 agosto “Dalla parte del cervo”, il primo disco degli Edaq, formidabile quintetto (che all’occorrenza diventa sestetto con l’aggiunta di un percussionista) piemontese. Lo aspettavamo da tempo questo lavoro, almeno da quando, a inizio estate avevamo avuto per le mani il demo, in edizione super-limitata. Gli Edaq miscelano sapientemente la tradizione più pura della musica folk ad aperture elettroniche dal sapore internazionale.
In entrambi gli aspetti si distinguono: da un lato ottimi esecutori, precisi e trascinanti, dall’altra fini conoscitori della musica sintetica. Il disco stupisce, traccia dopo traccia perché azzarda innesti nuovi, perché ci fa venir voglia di ballare, perché non è mai banale.

ALESSANDRO VIALE

BLOGFOOLK

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Punto di riferimento della scena musicale delle Alpi Occidentali, l’Associazione Grand-Mère è una fucina creativa in continuo movimento, e non è un caso che negli ultimi anni abbia dato i natali a progetti musicali di grande pregio come gli Abnoba, i Viouloun D’Amoun e più di recente Tradalp, a cui abbiamo dedicato ampio spazio qualche numero fa. Ad inserirsi in questa fortunata scia, arrivano anche gli Edaq, gruppo di base nella zona tra Torino e Cuneo, e formato da Francesco Busso (ghironda), Gabriele Ferrero (violino tradizionale occitano e francese), Flavio Giacchero (cornamusa,fiati) Enrico Negro (chitarra acustica e classica), e Stefano Risso (contrabbasso). Attivi sulla scena live già da qualche anno, il gruppo, il cui nome è un acronimo della vecchia denominazione Ensamble D’Autunno Quartet, ha di recente dato alle stampe il loro primo ed attesissimo album, “Dalla Parte Del Cervo”, che conferma tutto quanto di buono avevano fatto vedere sin dai loro primi passi. Il titolo come spiega Enrico Negro ha una storia un po’ lunga e travagliata: “Sulla copertina c'è una testa di cervo: per noi è diventato una sorta di totem, dietro il quale ciascuno di noi, del gruppo, vede un suo mondo immaginario, a libera interpretazione. Sicuramente, almeno per quanto mi riguarda “Dalla parte del cervo" è anche stare da una parte che non sia quella che prevarica con la forza o con la prepotenza le altre persone, la natura,insomma,un concetto che forse, di questi tempi, farebbe bene ad essere rispolverato da molti”. Autoprodotto ed inciso con grande maestria, il disco mette in fila dodici brani di ottima fattura che con la loro miscela di folk ed aperture all’elettronica, si inseriscono alla perfezione nel clima di fermento creativo che anima Grand-Mère. Se da un lato si apprezza l’ottima tecnica esecutiva degli strumentisti del gruppo, dall’altro non si può che restare felicemente sopresi per le particolari intuizioni che vedono le sonorità tradizionali mescolarsi armonicamente con la sperimentazione elettronica. Traccia dopo traccia, infatti, brillano innesti sempre più sorprendenti, nati in piena libertà adogmatica dal punto di vista musicale, ma piuttosto puntando solo ed esclusivamente sulla creatività e la modernità degli arrangiamenti. Se a prima vista la loro musica può dare l’impressione di una variazione moderna del bal-folk, andando più a fondo si scopre come la musica da ballo sia stata solo il punto di partenza per una ricerca sonora più complessa ed articolata. Non è un caso, infatti, che anche il loro repertorio non si limiti alle sole Alpi Occidentali ma si apra ad un sorprendente percorso di ricerca che parte dal Piemonte e spazia fino alla Bretagna per poi tornare in Italia ed in particolare nella pianura Padana. Tra alchimie sonore soprendenti, improvvisazioni e divagazioni dall’approccio jazz, brillano brani di grande intensità come l’inziale Bollito Crudo, nel cui sound ritroviamo venature di jazz e di musica klezmer, la lunga suite Hanter-Dro Du Trehic/Buxus Semper Virens, ma soprattutto la sinuosa Acqua Scorre e quel gioiello che è Bourrée A Trois Temps/Bourrée Girasole, che si caratterizza per un eccellente arrangiamento in crescendo con il violino a guidare la linea melodica. Sul finale arrivano poi momenti più poetici con la divagazione nella tradizione celtica con Morenic Hill, e la suite conclusiva Interplaygine/Interplay, che sugella un disco di pregevole fattura. Dalla Parte Del Cervo non è un semplice disco di debutto, in quanto tutti i musicisti che compongono il progetto Edaq, hanno esperienza e talento consolidato, è però un ottimo punto di partenza per quello che si prospetta essere un futuro ricco di soddisfazioni.

SALVATORE ESPOSITO

GIORNALE DELLA MUSICA

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...In una dimensione progettualmente divisa fra il bal folk e il folk "progressivo" si muovono invece gli Edaq. Quest'ultimo coté, che si nutre di improvvisazione jazz (mai sbrodolata) e di un'attenta costruzione delle dinamiche e degli incastri ritmici e timbrici fra strumenti, che richiama qualcosa di Banditaliana ("Valse à bu"), fa bella mostra di sé nelle dodici tracce dell'ottimo Dalla parte del cervo. Brillano gli episodi con l'elettronica curata dal contrabbassista Stefano Risso...

JACOPO TOMATIS